Il diritto di credere o non credere e non negare a nessuno speranza e libertà

In uno dei miei viaggi in Asia sono capitato in un grande Tempio Buddista di Hong Kong, dove tutto il giorno donne uomini bambini accendono incensi, offrono offerte, pregano e chiedono incessantemente, come in qualunque altra Chiesa, Moschea, Sinagoga, Tempio o nell’Intimità della sua non religiosità, una risposta di Pace e di convivenza nell’amore reciproco alle loro ansie e alle loro attese…

6 thoughts on “Il diritto di credere o non credere e non negare a nessuno speranza e libertà

  1. Gentile Luca, Mi chiamo Oliviero e sto seguendo il suo blog da un bel pò ma è la prima volta che commento.
    Grazie per ricordarci che, infatti, tutto il mondo è paese, e che alla fine siamo tutti uomini/donne che nascono, vivono, muoiono, hanno desideri, hanno broblemi e gioie, e sopratutto che pregano al grande architetto dell’universo.
    Con grande stima, Oliviero

  2. Grazie per queste perle di sagezza che ci regala ogni settimana.
    Le sue parole, accompagnate da immagini cosi forti e poetiche, mi fanno meditare e pensare al nostro mondo e la nostra realtà, bella ma crudele.
    grazie…

  3. Grazie Oliviero e grazie Rebecca delle Vostre parole non tanto rivolte a me quanto ai tanti che vogliono, desiderano un ragionare che porti ad incontrarci su un terreno di pace e di confronto sereno.

  4. Tutte le religioni predicano pace e fratellanza…..vivere il proprio credo nel profondo dell’anima, di sè stessi…vuol dire aprirsi al confronto con l’altro con comprensione e tolleranza!
    I problemi sorgono quando si strumentalizza la religione…allora, qualunque essa sia, diventa arma mortale…violenta ed oppressiva.

  5. Io che dico di essere cristiano, ma non vado mai in chiesa.Io che dico di essere cristiano solo perchè mi segno davanti una chiesa.Io che dico di essere cristiano solo perchè ogni sera prego.Io che dico di essere cristiano, lo sono solo per convenienza ed abitudine.Io che dico di essere cristiano ho visto più fede in chi fede non dovrebbe averne per la disperata vita che quel Dio gli ha regalato.Io che dico di essere cristiano, ma mi vergogno di stringere la mano al diverso affianco a me.Io che dico di essere cristiano, trovo il mio Dio nella povertà del mio vicino.Io che dico di essere cristiano conosco la voce del mio Dio nella voce di chi non ha niente e ringrazia il mio Dio di quel niente che non ha.Io che dico di esser cristiano trovo il mio Dio, non nella Sua casa,ma nei tuguri di quelli che potrebbero e dovrebbero bestemmiarlo e maledirlo, ma che Lo ringraziano per il dono di averli fatti figli Suoi.Ma io allora sono o non sono un cristiano?

  6. Luca, è un po’ che non passavo di qua: il blog è sempre più bello, complimenti.
    E complimenti per l’intelligenza con cui sei capace di coinvolgere tutte le “religioni” (per quanto, tecnicamente, il buddhismo non lo sia) nel tuo racconto includente della contemporaneità.

    Il Buddha che hai fotografato mi ha fatto venire in mente quello che campeggia nel giardino all’inglese del bagno di Punta Marina Terme, a Ravenna, uno dei luoghi-simbolo dell’edonismo materialista made in italy (la riviera romagnola) ma soprattutto un buon posto per passare qualche pomeriggio di relax insieme alla famiglia.

    Mio figlio la prima volta che l’ha incontrato gattonava ancora e ha cercato di scalarlo.
    Il Buddha non si è scomposto e ha continuato a sooridere tra i fiori.

    La spiritualità (o religione che dir si voglia) per me è questo: un sorriso in mezzo ai fiori, che non si incrina mai.

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