Un sogno di piccole mani.

Un sogno di piccole mani che tessono lassù nelle Ande.

“Ho tredici anni, e mi trovo qui da sei anni. In futuro voglio diventare una hostess, perche mi piace volare … per adesso ho imparato a tessere.”

Lei la incontrai in un piccolo orfanotrofio, in una delle mie inchieste, mentre viaggiavo sulle Ande. luca de mata

12 thoughts on “Un sogno di piccole mani.

  1. So da miei amici del Perù, che lei è ancora lì a tessere e probabilmente non volerà mai. Leggo di offerte speciali di viaggi. Tra quelle montagne, vicino alla strada di quell’orfanotrofio passeranno turisti in cerca di natura e paesaggi.
    Forse anche io non sono che un turista solo con macchine più sofisticate. Un turista responsabile di sapere cosa c’è dietro le facciate, e per questo schiacciato, impotente, perchè quella bambina domani esca da un sogno e voli alto, libera di essere e poter sorridere ad un mondo in cui Lei non è più sola.

  2. Io non sono per niente d’accordo! Perché ci occupiamo di problemi di posti sperduti nel mondo quando dobbiamo prima curare i problemi che abbiamo qui in Italia?!

  3. Non molto tempo fa un mio vecchio amico con le mani spezzate dalla terra per far crescere l’insalata che mangiamo, pur vivendo a 30 minuti dal mare non è mai stato lì, mi porta in cima ad una collina e mi dice “guarda quanto mondo si vede!” Oggi il problema della povertà è un problema globale, con punte più o meno evidenti, più o meno drammatiche,ma da ovunque inizieremo a risolverlo, il nostro orizzonte si allargherà. Credimi Marco da quella collina in Tosacna si vedeva anche quella bambina con il suo sogno di un giorno volare…verso la felicità che non ha mai conosciuto, come tanti nostri bambini anche qui in Italia. Tu hai ragione, a dire pensiamo a casa nostra, ma io ho un difetto che riconosco, ormai casa mia è tutto il mondo e so che quando andrò via da questa terra quella bambina sarà donna e come tanti nostri figli in Italia avrà anche perso il sogno di volare. L’importante, credo è prendere coscienza che non è più accettabile che milioni di persone come me e te muiaono di diarrea e di fame.Iniziamo in Italia? ma iniziamo veramente, forse non c’è più tempo…troppe chiacchiere!e forse anche certamente queste mie. Grazie del Tuo contributo, grazie di cuore e spero Tu voglia continuare.

  4. Caro luca tu allora facevi l’aiuto di Ronconi, io ero più grande di te, e leggerti mi fa una certa impressione non sei cambiato, vediamo se indovini chi sono. Bravo perchè ti è rimasto lo stesso entusiasmo per la vita di allora, anche se ti ricordo che eri un ragazzo ed ora anche tu avrai la tua età. Se non mi scopri ti ricerco.

  5. Caro “vecchio sipario” ma eravamo nella compagnia di Luca Ronconi di quale spettacolo? L’Orlando? La tragedia del vendicatore? in quale? In Accademia? impossibile…ora mi vado a vedere le locandine e proverò ad indovinare…comunque grazie per “lo stesso entusiasmo per la vita di allora”!Se non sbaglio tutti noi che siamo stati alla scuola di Ronconi eravamo pieni di entusiasmo eravamo tutti contagiati dalla sua straordinaria intelligenza e professionalità. E’ un vulcano di invenzioni creative! Ho lasciato il teatro da oltre 30 anni, fu un periodo straodinario. Grazie per avermi fatto rivivere quel tempo. Spero di scovarti…”vecchio sipario”. Tuo luca de mata comunque

  6. è una frase decisamente forte, applicabile al 90% dei casi a chiunque coltivi un sogno o un’aspirazione. Penso a tutti i giovani precari universitari, fermi al palo con occupazioni poco esaltanti, aspettando la “grande occasione”. La frustrazione è uguale ovunque nel mondo, cambiano solo le modalità.

  7. Grazie!Certamente. Quella bambina rappresenta i milirdi di persone che vivono senza la felicità di non poter mai volare verso i loro sogni, verso tutto quello per cui hanno dedicato speranze e vita. Mi piacerebbe sapere, se vorrai, chi sei dietro loghin403? comunque grazie perchè quanto hai affermato aiuta ad avere una visione concreta e vicina a questioni che ci coinvolgono tutti.

  8. Scima è una bellissima bambina musulmana di 6 anni.L’ho conosciuta nella sua casa di una stanza in Kenia.Una casa dove vivono in 11.4 adulti su di un letto,7 bambini su un materasso, per terra.Sono stato nella sua casa e l’ho presa in braccio.Cercava di nascondere la sua testolina tra le mani ed i lunghi capelli neri.Aveva vergogna sì,ma vergogna di una cosa molto femminile.Aveva un vestitino color rosa pallido,ma una volta, ora era solo pallido,con una sottogonna bianca.Tanti buchi,ma non perchè, come si usa da noi.lo sdrucito è moda,ma perchè il tempo aveva lasciato il segno.Parlò con la madre attraverso le mani appena schiuse e la madre mi tradusse.Scima si vergognava di quel vestito che ormai indossava da quando aveva 3 anni e nel quale era cresciuta.Non era lei che doveva vergognarsi, ma io.

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