Under this overpass, amidst trains and railroad tracks, an extensive shantytown inhabited by new immigrants. A place of despair and extreme misery. No water, no bathroom. Here, today’s slave dealers establish an economy of blackmail. Under these clouds, the dust of nothingness, an imagination – without morals – of the criminality, breaks memory and dignity.

Bajo este paso elevado, entre estos trenes y binarios, una enorme zona de chabolas  de nueva inmigración. Un lugar de deseperación y miseria extrema. Nada de agua, ningún servicio. Aqui nuevos esclavistas construyen economías de chantaje. Bajo estas nubes, el polvo de la nada, la imaginación sin moral de la criminalidad troncha memoria y dignidad.

Sotto questo cavalcavia, tra questi treni e binari un’enorme baraccapoli di nuova immigrazione. Un luogo di disperazione e miseria estrema. Non acqua,nessun servizio. Qui nuovi schiavisti costruiscono economie di ricatto. Sotto queste nuvole la polvere del nulla dell’immaginazione senza morale: la criminalità spezza memoria e dignità.

Argentina – Buenos Aires – dal cavalcavia della Stazione centale –  ( foto e copyright di luca de mata © ® tutti i diritti riservati)

9 thoughts on “– Immigration Buenos Aires ► InmigraciónBuenos Aires ► Immigrazione Buenos Aires

  1. Silenzio si un grande silenzio riempie le mie orecchie , e la sordità rimbomba in un grido di dolore che squarcia l’aria e uccide la mente.
    Cecità che illumina gli occhi di gente che non vede e non sa di essere cieca.
    E’ questo che vuoi o uomo eretto che forse domani eretto più non sarai.

  2. La foto è talmente bella che non si commenta da sola, ma il testo sempre con questi immigrati, non che non sia un problema da affrontare, ma mi sembra un pò fuori luogo per l’immagine di de mata.

  3. La bellezza pressochè incorruttibile del paesaggio naturale (ciò che esiste prima dell’uomo e che è destinato all’uomo)è il segno di speranza, di un bene che è ancora in tempo per affermarsi – per chi ha pazienza d’attendere – al di sopra di ogni orrore umano, di ogni baraccopoli e di ogni usurpazione.

  4. E vero Michela, se la foto la guardi in se ti potrebbe anche portare, come è successo ad altri, a chiederti se la questione degli immigrati introdotta nel testo non sia una forzatura. Come nella vita gli occhi si fermano più su grattacieli (sul fondo) e treni in arrivo in un controluce invernale così è nella foto. Ma la realtà se osservi sulla destra tra i tubi in acciaio del parapetto si vede accennata, anche se nella realtà non è un accenno, ma corre carica di miseria, sfruttamento, disperazione di bambini per kilometri. Come ovunque chi non ha, chi è costretto dalla vita di vivere di rifiuti, commerciare rifiuti, si nasconde, non vuole occhi . In molti luoghi vivi la contraddizione di chi vuole che si sappia di certe condizioni estreme e chi percepisce tutto questo una violenza, un voler speculare sul disagio del Tuo prossimo. E’ una sensazione vera, che spesso ho vissuto e vivo e che mi porta sempre ad una stessa terribile domanda: ” Sono anche io un turista della miseria o effettivamente sto facendo, costruendo un lavoro di denuncia?” luca de mata

  5. Certo è cossì sottile il confine tra la misericordia e il piacere di essere misericordioso, ma comunque la cosa più importante è, che tu col tuo lavoro riesca a svegliare le coscienze e anche se ci sarai riuscito solo con pochi non sarà stato vano il tuo lavoro. E visto che la morte non è solo dell’altro ma prima o poi interesserà anche ognuno di noi, se avremo fatto nel nostro piccolo la nostra parte potremo andarcene con la coscienza in pace. Qualcuno ha detto “Se darai da bere a un assetato, lo avrai fatto a me se accoglierai un miserabile, avrai accolto me, e quando non lo farai l’avrai fatto a me.” Questo qualcuno era Gesù. Raffi

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