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caption=”copyright foto e testo “luca de mata” ® 2010″][/caption]

Le diversità non siano elementi di divisione. Non c’è libertà senza il rispetto dell’altro.
Se dovessi dare un titolo unico a tutte le mie inchieste per RaiUno potrei direi: “Pianeta: democrazia o dominio?”. Ed è questo! quello che in sostanza emerge con coralità da tutte le testimonianze che ho raccolto in tutto il mondo. Testimonianze di gente comune, e di chi ha responsabilità, ed è guida di religioni che rappresentano milioni di persone.
C’è una domanda cui è dovuta una risposta: perché la diversità diventa odio, ferocia?. Conobbi un’autista in Asia che mi disse: “Jihad non è uccidere il prossimo, ma combattere il male che è in noi stessi” ed i Talebani lo hanno sgozzato: l’autista!
Nelle mie inchieste vivo, cerco la speranze perché la “Verità”, o quella che io penso “verità”, vinca. So che questa è anche la vostra speranza. Ma ci sono anche tutte le mie paure. Che sono anche le vostre paure.
Noi. Tutti noi, non possiamo non domandarci: quale mondo per le prossime generazioni? E più probabilmente questo vale già per noi. Le mie inchieste sono la somma di anni di lavoro, collaborazioni, vicinanze, suggerimenti, fatica materiale di viaggi estenuanti. Lontani. Attraversando tensioni. Incognite. Il pericolo dell’imprevedibile. E tutto questo per trovare una risposta che oggi sempre più mi convinco dobbiamo cercarla dentro di noi. I nostri interessi egoistici, i nostri fanatismi, i nostri fantasmi veri nemici della pace tra i popoli, della tolleranza, della convivenza, del diritto alla libertà! Libertà! che per chi crede Dio ci ha dato! Libertà di credere o non credere in Lui, e non per questo nel Suo Nome o contro il Suo Nome qualcuno mi ammazzi, perché, Dio, Tu mi hai fatto a Tua somiglianza libera creatura nel Tuo Creato. luca de mata © 2010

Il diritto di credere o non credere e non negare a nessuno speranza e libertà

Foto luca de mata®

In uno dei miei viaggi in Asia sono capitato in un grande Tempio Buddista di Hong Kong, dove tutto il giorno donne uomini bambini accendono incensi, offrono offerte, pregano e chiedono incessantemente, come in qualunque altra Chiesa, Moschea, Sinagoga, Tempio o nell’Intimità della sua non religiosità, una risposta di Pace e di convivenza nell’amore reciproco alle loro ansie e alle loro attese…

Onora il padre e la madre.

giugno 21st, 2010

Onora il padre e la madre.

Foto luca de mata®


Durante un viaggio in Africa una responsabile di un’associazione dei diritti delle donne che accoglie le ragazze vittime dei matrimoni forzati mi disse:
“Sono la responsabile del programma contro questo abuso! Abuso contro la donna e contro tutti i comandamenti e principalmente contro il comandamento Onora il padre e la madre. Con la scusa delle tradizioni locali qui fanno matrimoni senza il consenso della donna; e come tale è riconosciuto. Bastano un cestino di cola, una droga che si mastica o una capra. Oppure si da la ragazza solo perché un capo tribù vuole avere un buon rapporto con un altro capo, e gli si da una ragazza in sposa… E così succede che una bambina di 12 anni è data ad un uomo di 60. Capite?! Questa bambina come può onorare il padre e la madre che la vendono, la barattano con una capra. E che la danno ad un vecchio. E per la libidine di questo vecchio! E poi vanno anche contro il comandamento non rubare…perché a queste creature gli rubano anche la sessualità forzandole nel matrimonio. Le legano, le ragazze! Le legano perché poi queste bambine vogliono fuggire dall’orrore in cui le costringono… Onora il padre e la madre che ti vogliono schiava di un estraneo…fuggono e vengono qui a cercare tutti gli affetti che gli sono mancati. L’amore paterno e materno che gli sono stati negati. Molto probabilmente anche loro figlie di madri vittime di tali orrori. Le nostre leggi qui da noi puniscono queste usanze…ma poi nella realtà è difficilissimo farle osservare. È una schiavitù contro la quale dobbiamo tutti lottare per l’emancipazione non solo delle donne, ma anche della nostra nazione e dell’Africa.”

foto luca de mata © & ® 2010

Kosovo. Mine, bombe, cecchini uccisero uomini, cose e civiltà. Andai lì. Mi rimase questa foto di una casa scheletro capovolta; ma anche il mio senso di civiltà rimase capovolto domandomi perchè odiare fino ad ammazzarsi. Sto ancora cercando in me la bestia che un giorno si potrebbe impadronire della mia ragione. Aiutatemi. Aiutiamoci perchè prima di noi venga la civiltà e la convivenza. Il fanatismo, l’odio, la pulizia etnica, l’estremismo religioso, l’intolleranza: sono i più delirante ozi del pensiero
luca de mata

Confrontarsi per capirsi e costruire pace e concordia.

Foto luca de mata®

Per questo blog, dalla nostra inchiesta che andrà su RaiUno “Musulmani Europei”, abbiamo stralciato una frase di una donna che ha responsabilità nella comunità Musulmana e raccolta in Spagna e la proponiamo per aprire una riflessione fuori dai soliti schemi che cercano più di dividere che di unire, una frase che per ora lasciamo anonima, proprio perché non si diano etichette prima ancora di capire il contenuto di queste poche righe, ed ognuno in libertà si senta di rispondere con argomenti che probabilmente da alcuni saranno condivisi e da altri no. Ma questa è la libertà della Democrazia: confrontarsi per capirsi e costruire pace e concordia:” Nella sua complessità l’Islam più che una religione è una dottrina, una filosofia di vita, sia per gli uomini che per le donne e non è stata mai incompatibile con i valori occidentali. Il problema non sta nella religione, ma nella sua interpretazione, nei discorsi fanatici a volte anche stravolgendo il contenuto religioso secondo idee personali. Si deve lavorare per accrescere consapevolezza, per promuovere un Islam tollerante, che si adatti allo stile di vita occidentale e che sia dalla parte del benessere dei Musulmani, e di chiunque pratichi una religione diversa: cristiani o ebrei.”

Un sogno di piccole mani.

giugno 5th, 2010

Un sogno di piccole mani.

Foto luca de mata®

Un sogno di piccole mani che tessono lassù nelle Ande.
“Ho tredici anni, e mi trovo qui da sei anni. In futuro voglio diventare una hostess, perche mi piace volare … per adesso ho imparato a tessere.”
Lei la incontrai in un piccolo orfanotrofio, in una delle mie inchieste, mentre viaggiavo sulle Ande.  luca de mata

Rwanda - prison - foto luca de mata® -

Rwanda - prison - foto luca de mata® -

Quando fui lì in quel carcere in Rowanda, circondato da campi di lavoro forzato, finalmente con l’autorizzazione a scattare le foto, rimasi a lungo fermo. Immobile. I pensieri erano più forti del lavoro di documentazione che avrei dovuto fare. Ognuna di quelle persone che vedevo probabilmente avevano ucciso in modo orrendo una, dieci, cento loro simili. L’ odio etnico? Io li guardavo e loro mi guardavano. Tutto normale. Nei loro occhi non c’era il sangue che avevano fatto sgorgare dai crani che fracassano, dalle teste che tagliano, dai ventri che squarciano. Nelle loro orecchie non c’era la parola pietà urlata da chi stavano uccidendo. Tutto normale. In loro solo l’attenzione a sopravvivere. Tutto normale. Mi domando si puo’ uccidere e poi lasciare che la vita ci scorra addosso, anzi pretendere che che si possa essere compresi, giustificati? Tutto normale. No! non è tutto normale, anche se chi uccide per odio, per ideologia o fanatismo, vorrebbe che noi battendogli la mano sulla spalla si dicesse: ” Non ti preoccupare: è tutto normale!”.