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Onora il padre e la madre.

giugno 21st, 2010

Onora il padre e la madre.

Foto luca de mata®


Durante un viaggio in Africa una responsabile di un’associazione dei diritti delle donne che accoglie le ragazze vittime dei matrimoni forzati mi disse:
“Sono la responsabile del programma contro questo abuso! Abuso contro la donna e contro tutti i comandamenti e principalmente contro il comandamento Onora il padre e la madre. Con la scusa delle tradizioni locali qui fanno matrimoni senza il consenso della donna; e come tale è riconosciuto. Bastano un cestino di cola, una droga che si mastica o una capra. Oppure si da la ragazza solo perché un capo tribù vuole avere un buon rapporto con un altro capo, e gli si da una ragazza in sposa… E così succede che una bambina di 12 anni è data ad un uomo di 60. Capite?! Questa bambina come può onorare il padre e la madre che la vendono, la barattano con una capra. E che la danno ad un vecchio. E per la libidine di questo vecchio! E poi vanno anche contro il comandamento non rubare…perché a queste creature gli rubano anche la sessualità forzandole nel matrimonio. Le legano, le ragazze! Le legano perché poi queste bambine vogliono fuggire dall’orrore in cui le costringono… Onora il padre e la madre che ti vogliono schiava di un estraneo…fuggono e vengono qui a cercare tutti gli affetti che gli sono mancati. L’amore paterno e materno che gli sono stati negati. Molto probabilmente anche loro figlie di madri vittime di tali orrori. Le nostre leggi qui da noi puniscono queste usanze…ma poi nella realtà è difficilissimo farle osservare. È una schiavitù contro la quale dobbiamo tutti lottare per l’emancipazione non solo delle donne, ma anche della nostra nazione e dell’Africa.”

Rwanda - prison - foto luca de mata® -

Rwanda - prison - foto luca de mata® -

Quando fui lì in quel carcere in Rowanda, circondato da campi di lavoro forzato, finalmente con l’autorizzazione a scattare le foto, rimasi a lungo fermo. Immobile. I pensieri erano più forti del lavoro di documentazione che avrei dovuto fare. Ognuna di quelle persone che vedevo probabilmente avevano ucciso in modo orrendo una, dieci, cento loro simili. L’ odio etnico? Io li guardavo e loro mi guardavano. Tutto normale. Nei loro occhi non c’era il sangue che avevano fatto sgorgare dai crani che fracassano, dalle teste che tagliano, dai ventri che squarciano. Nelle loro orecchie non c’era la parola pietà urlata da chi stavano uccidendo. Tutto normale. In loro solo l’attenzione a sopravvivere. Tutto normale. Mi domando si puo’ uccidere e poi lasciare che la vita ci scorra addosso, anzi pretendere che che si possa essere compresi, giustificati? Tutto normale. No! non è tutto normale, anche se chi uccide per odio, per ideologia o fanatismo, vorrebbe che noi battendogli la mano sulla spalla si dicesse: ” Non ti preoccupare: è tutto normale!”.