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la solidarietà

marzo 29th, 2011

In questa epoca di guerre e intolleranza, di attentati e di odi, di sopraffazioni ed egoismi, non ho mai perso fiducia. Ho viaggiato e continuo a viaggiare dall’Africa, all’Asia, al Sud America per documentare la catena della solidarietà. E’ lei, “la solidarietà”, sono certo, vincerà e farà capire che senza pace non c’è progresso, non c’è civiltà, non c’è possibilità di riflettere chi siamo e ancora prima chi mi è affianco. Ero in Sud America in un villaggio lontano tra le Ande. Qui si fa passare povertà per folklore, e come in mille altri paesi poveri, la disperazione per violenza. Non c’è pericolo, dove sono. In pochi siamo andati e pochi mai ci arriveranno. Ma anche quassù, dove ti manca l’ossigeno, a 4mila metri di altezza, ogni mese arrivano volontari tra queste povere persone. Sopravvivere è una scommessa quotidiana. Osservo l’isolamento desolante che mi circonda. I volti. Ho una domanda. Perché noi “si” e loro “il nulla”? In questo villaggio di fango, come in mille altri villaggi, come in mille altri posti del mondo, non c’è luce, non c’è acqua, non ci sono servizi, non ci sono parole per raccontare questa terribile realtà che trova unico conforto nell’attività dei volontari. Mi domando, ma queste donne, questi uomini, questi ragazzi che abbandonano tutto per condividere miseria, disperazione, paura della stagione in cui per mesi si rimane totalmente isolati: da dove prendono forza e tenacia, perché tanta serenità sui loro volti? Stringo la mia macchina fotografica, la dietro il mirino nascondo il mio volto, impotente continuo a fare scatti: per tanti solo folklore. Sono nel fuoristrada tornado giù a 3mila metri, verso il mio alloggio. La sera mangio quanto non avrei mai mangiato. Lassù ho lasciato tante caramelle per i bambini…ho vergogna di me, non sono che un balordo che ha fotografato sorrisi per un po’ di zucchero colorato. Tra una settimana sarò nella capitale sotto una doccia calda. Ancora dieci giorni di lavoro nelle periferie, poi un aereo mi riporterà qui in Europa. Dopo qualche giorno ho incontrato un amico. “ Luca da quale parte del mondo arrivi?” “Sud America” “Deve esere bello viaggiare come te” “Sì, puoi portare tante caramelle a tanti bambini poveri” “ Sei sempre stato generoso” “No! mi spiace deluderti: sono solo schiavo di un feroce moralismo ideologico. Scusa hai una caramella? .” Mi offrì una mentina sugar free.. Allontanandomi la masticai senza salutarlo. Il cellulare lo sentii vibrare. “Non mi hai salutato” ” Scusa” “Ma cosa hai?” “Come faccio a dire sono amico, sono amico e non ho mai il coraggio di prendere un biglietto di sola andata…la mentina che ti ho preso senza salutarti è come le foto che faccio laggiù!”

Felici solo di darsi!

marzo 18th, 2011

Siamo quasi sette miliardi di persone che si affannano sul nostro pianeta per la propria sopravvivenza, che affrontano ogni giorno muri insormontabili per sfamarsi e sfamare i propri figli, Siamo quasi sette miliardi di persone che vivono di gioie intense e disperazioni intense. Siamo quasi sette miliardi che amano, odiano, ridono, godono, urlano e soffrono. Siamo quasi sette miliardi che si aiutano e si disprezzano. Si accoppiano e si uccidono. Si scambiano segni di pace e si uccidono. Si giurano pace e si uccidono. Ma tanti, contro ogni egoismo, vivono in serenità ed offrono serenità Ed altrettanti non si negano mai all’altro, non vogliono saperne di guerre ed omicidi. Ed ancora tanti e tanti si fanno più umili tra gli umili, felici solo di darsi! (luca de mata ©® 2010)

Accettare altre culture!

settembre 15th, 2010

Accettare altre culture (luca de mata ® 2010)

Ero in Spagna in una casa di accoglienza incontrai una bambina dell’Hoduras orfana. Ad un certo punto del Suo racconto mi disse: ” Sai, prima di qui ho sofferto molto” e poi aggiunse “Mi manca molto il mio paese perché qui è freddo e il mio paese è caldo”. In quel quel momento quelle sue precise parole non mi colpirono. Poi, lì vicino, salii su un colle. Vedevo, da lì, la casa dove avevo lasciato il racconto della ragazza e solo allora mi accorgo della enorme distanza che mi divide da Lei. Io che presuntuosamente mi sono sempre sentito conoscitore del mondo. Non basta viaggiare. Lei, la ragazza, mi avava appena detto che qui è freddo. Eppure vedo case basse. Una trrra che generazioni di contadini hanno dato ordine. Lavoro. Competenza. Tutta la Spagna che ho amato, è qui. Per me, per la mia cultura, la mia storia, come per milioni di Europei tutto questo rappresenta il caldo di un popolo, il caldo di tradizioni antiche, di pianure riarse, ma non era per lei, bambina orfana venuta tra noi. E’ difficile accettare che possono esserci altre culture, altri modi di vita, altri calori di umanità e di sole, altri orizzonti, luci, significati di parole. (luca de mata ®2010)

caption=”copyright foto e testo “luca de mata” ® 2010″][/caption]

Le diversità non siano elementi di divisione. Non c’è libertà senza il rispetto dell’altro.
Se dovessi dare un titolo unico a tutte le mie inchieste per RaiUno potrei direi: “Pianeta: democrazia o dominio?”. Ed è questo! quello che in sostanza emerge con coralità da tutte le testimonianze che ho raccolto in tutto il mondo. Testimonianze di gente comune, e di chi ha responsabilità, ed è guida di religioni che rappresentano milioni di persone.
C’è una domanda cui è dovuta una risposta: perché la diversità diventa odio, ferocia?. Conobbi un’autista in Asia che mi disse: “Jihad non è uccidere il prossimo, ma combattere il male che è in noi stessi” ed i Talebani lo hanno sgozzato: l’autista!
Nelle mie inchieste vivo, cerco la speranze perché la “Verità”, o quella che io penso “verità”, vinca. So che questa è anche la vostra speranza. Ma ci sono anche tutte le mie paure. Che sono anche le vostre paure.
Noi. Tutti noi, non possiamo non domandarci: quale mondo per le prossime generazioni? E più probabilmente questo vale già per noi. Le mie inchieste sono la somma di anni di lavoro, collaborazioni, vicinanze, suggerimenti, fatica materiale di viaggi estenuanti. Lontani. Attraversando tensioni. Incognite. Il pericolo dell’imprevedibile. E tutto questo per trovare una risposta che oggi sempre più mi convinco dobbiamo cercarla dentro di noi. I nostri interessi egoistici, i nostri fanatismi, i nostri fantasmi veri nemici della pace tra i popoli, della tolleranza, della convivenza, del diritto alla libertà! Libertà! che per chi crede Dio ci ha dato! Libertà di credere o non credere in Lui, e non per questo nel Suo Nome o contro il Suo Nome qualcuno mi ammazzi, perché, Dio, Tu mi hai fatto a Tua somiglianza libera creatura nel Tuo Creato. luca de mata © 2010

Onora il padre e la madre.

giugno 21st, 2010

Onora il padre e la madre.

Foto luca de mata®


Durante un viaggio in Africa una responsabile di un’associazione dei diritti delle donne che accoglie le ragazze vittime dei matrimoni forzati mi disse:
“Sono la responsabile del programma contro questo abuso! Abuso contro la donna e contro tutti i comandamenti e principalmente contro il comandamento Onora il padre e la madre. Con la scusa delle tradizioni locali qui fanno matrimoni senza il consenso della donna; e come tale è riconosciuto. Bastano un cestino di cola, una droga che si mastica o una capra. Oppure si da la ragazza solo perché un capo tribù vuole avere un buon rapporto con un altro capo, e gli si da una ragazza in sposa… E così succede che una bambina di 12 anni è data ad un uomo di 60. Capite?! Questa bambina come può onorare il padre e la madre che la vendono, la barattano con una capra. E che la danno ad un vecchio. E per la libidine di questo vecchio! E poi vanno anche contro il comandamento non rubare…perché a queste creature gli rubano anche la sessualità forzandole nel matrimonio. Le legano, le ragazze! Le legano perché poi queste bambine vogliono fuggire dall’orrore in cui le costringono… Onora il padre e la madre che ti vogliono schiava di un estraneo…fuggono e vengono qui a cercare tutti gli affetti che gli sono mancati. L’amore paterno e materno che gli sono stati negati. Molto probabilmente anche loro figlie di madri vittime di tali orrori. Le nostre leggi qui da noi puniscono queste usanze…ma poi nella realtà è difficilissimo farle osservare. È una schiavitù contro la quale dobbiamo tutti lottare per l’emancipazione non solo delle donne, ma anche della nostra nazione e dell’Africa.”

Confrontarsi per capirsi e costruire pace e concordia.

Foto luca de mata®

Per questo blog, dalla nostra inchiesta che andrà su RaiUno “Musulmani Europei”, abbiamo stralciato una frase di una donna che ha responsabilità nella comunità Musulmana e raccolta in Spagna e la proponiamo per aprire una riflessione fuori dai soliti schemi che cercano più di dividere che di unire, una frase che per ora lasciamo anonima, proprio perché non si diano etichette prima ancora di capire il contenuto di queste poche righe, ed ognuno in libertà si senta di rispondere con argomenti che probabilmente da alcuni saranno condivisi e da altri no. Ma questa è la libertà della Democrazia: confrontarsi per capirsi e costruire pace e concordia:” Nella sua complessità l’Islam più che una religione è una dottrina, una filosofia di vita, sia per gli uomini che per le donne e non è stata mai incompatibile con i valori occidentali. Il problema non sta nella religione, ma nella sua interpretazione, nei discorsi fanatici a volte anche stravolgendo il contenuto religioso secondo idee personali. Si deve lavorare per accrescere consapevolezza, per promuovere un Islam tollerante, che si adatti allo stile di vita occidentale e che sia dalla parte del benessere dei Musulmani, e di chiunque pratichi una religione diversa: cristiani o ebrei.”