Onora il padre e la madre.
giugno 21st, 2010
Durante un viaggio in Africa una responsabile di un’associazione dei diritti delle donne che accoglie le ragazze vittime dei matrimoni forzati mi disse:
“Sono la responsabile del programma contro questo abuso! Abuso contro la donna e contro tutti i comandamenti e principalmente contro il comandamento Onora il padre e la madre. Con la scusa delle tradizioni locali qui fanno matrimoni senza il consenso della donna; e come tale è riconosciuto. Bastano un cestino di cola, una droga che si mastica o una capra. Oppure si da la ragazza solo perché un capo tribù vuole avere un buon rapporto con un altro capo, e gli si da una ragazza in sposa… E così succede che una bambina di 12 anni è data ad un uomo di 60. Capite?! Questa bambina come può onorare il padre e la madre che la vendono, la barattano con una capra. E che la danno ad un vecchio. E per la libidine di questo vecchio! E poi vanno anche contro il comandamento non rubare…perché a queste creature gli rubano anche la sessualità forzandole nel matrimonio. Le legano, le ragazze! Le legano perché poi queste bambine vogliono fuggire dall’orrore in cui le costringono… Onora il padre e la madre che ti vogliono schiava di un estraneo…fuggono e vengono qui a cercare tutti gli affetti che gli sono mancati. L’amore paterno e materno che gli sono stati negati. Molto probabilmente anche loro figlie di madri vittime di tali orrori. Le nostre leggi qui da noi puniscono queste usanze…ma poi nella realtà è difficilissimo farle osservare. È una schiavitù contro la quale dobbiamo tutti lottare per l’emancipazione non solo delle donne, ma anche della nostra nazione e dell’Africa.”
Nascere donna in una qualche parte dell’Africa..
marzo 31st, 2009
Da una testimonianza che ho raccolto da una giovane donna africana:

(luca de mata 2009 ©)
“Da noi in molte parti dell’Africa, anche se ci sono leggi che proibiscono quanto affermo, nella realtà i diritti della donna ci sono completamente derubati. Ci vendono da bambine e la dote arricchisce la famiglia. La maggioranza siamo lasciate nell’ignoranza. Non decidiamo nulla. Lo stesso marito cui saremo vendute è scelto dalla famiglia… il valore di una donna è diverso da una tribù all’altra. Dipende molto dalla statura. Nella mia se una è alta e grossa, vale 50 vacche, se corta e piccola 10/20. E non è il marito soltanto a pagare ma tutta la tribù, dagli zii paterni e materni, ai fratelli. Non abbiamo nessuna libertà di scelta perché ognuno di loro ha contribuito a comprarci. Tutti hanno dei diritti su di noi.Diventiamo schiave. Siamo merce. Possono fare di noi quello che vogliono. Schiave.”
