Onora il padre e la madre.

Durante un viaggio in Africa una responsabile di un’associazione dei diritti delle donne che accoglie le ragazze vittime dei matrimoni forzati mi disse:

“Sono la responsabile del programma contro questo abuso! Abuso contro la donna e contro tutti i comandamenti e principalmente contro il comandamento Onora il padre e la madre. Con la scusa delle tradizioni locali qui fanno matrimoni senza il consenso della donna; e come tale è riconosciuto. Bastano un cestino di cola, una droga che si mastica o una capra. Oppure si da la ragazza solo perché un capo tribù vuole avere un buon rapporto con un altro capo, e gli si da una ragazza in sposa… E così succede che una bambina di 12 anni è data ad un uomo di 60. Capite?! Questa bambina come può onorare il padre e la madre che la vendono, la barattano con una capra. E che la danno ad un vecchio. E per la libidine di questo vecchio! E poi vanno anche contro il comandamento non rubare…perché a queste creature gli rubano anche la sessualità forzandole nel matrimonio. Le legano, le ragazze! Le legano perché poi queste bambine vogliono fuggire dall’orrore in cui le costringono… Onora il padre e la madre che ti vogliono schiava di un estraneo…fuggono e vengono qui a cercare tutti gli affetti che gli sono mancati. L’amore paterno e materno che gli sono stati negati. Molto probabilmente anche loro figlie di madri vittime di tali orrori. Le nostre leggi qui da noi puniscono queste usanze…ma poi nella realtà è difficilissimo farle osservare. È una schiavitù contro la quale dobbiamo tutti lottare per l’emancipazione non solo delle donne, ma anche della nostra nazione e dell’Africa.”

10 thoughts on “Onora il padre e la madre.

  1. Il livello evolutivo di un popolo si misura dal rispetto che riserva alle donne. Ahimé, la donna è merce presso la gran parte dei popoli. Le forme della mercificazione sono varie, da quelle più violente e manifeste a quelle più subdole e sottili. La femmina fa parte del bottino di guerra del maschio, parrebbe ‘per natura’ captiva. Mi chiedo dove e quando sia cominciata questa espropriazione del potere femminile, e perché? Marx ed Engels tentano una spiegazione in ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’. Non mi basta. E’ indubbiamente una storia di potere politico e di controllo sociale. Secondo me, però, è anche una storia di paura, di psicopatologia maschile. E’ una paura innata, ancestrale da parte del maschio verso questo ‘altro’ da lui, che ha la capacità di generare la vita. Il maschile per affermarsi deve passare attraverso il controllo, il possesso, l’annullamento di questo Altro. E l’Altro è prima di tutto la Donna, poi l’animale, ed infine la Natura tutta. Questa cultura maschile che annulla le donne, non è solo contro le donne, è contro la Terra, è contro la Vita

  2. Il rispetto per la “madre” non è necessariamente rispetto per la donna.
    Penso ad esempio all’islam, alla Sunna, che contiene l’ahadith della madre: alla madre si deve soprattutto obbiedienza , amore e rispetto e solo alla fine è menzionato il padre. Per l’islam il Paradiso è sotto i piedi della madre. Eppure vediamo come in generale vengono trattate le donne nel mondo islamico.

    http://www.milleeunadonna.blogspot.com/

  3. Donne, femmine : carne da macello , a qualsiasi età . In ogni luogo ed in ogni tempo. In questo mondo violento dove il più forte ha sempre e comunque ragione.
    La violenza sulle donne si espleta in mille modi diversi, duttilmente adattandosi ai luoghi, mentalità, religioni; si traveste in mille maniere pur di non sembrare tale , ma TALE E’.
    Le donne devono 2sentire” se stesse e pensare ad aiutarsi l’una con l’altra, unirsi per raggiungere un .. piccolo raggio di sole e speranza! Forza Ragazze di tutto il mondo!!!!

  4. Caro Luca, grazie per i tuoi articoli, e sopratutto grazie per questo articolo.
    Seguo anche il tuo altro blog http://www.musulmanieuropei.it/
    e penso che sei un visionario, un uomo moderno con ampi orizzonti.
    Grazie per questo articolo dedicato a noi donne.

    ps. L’immagine che accompagna questo articolo è semplicemente magnifica…

  5. A me che importano questi problemi di paesi sotto sviluppati?
    Io vivo ora e qui in Italia. Poi, meglio non far vedere queste cose alle donne occidentali, si metteranno a pretendere altri diritti.
    Io mi chiedo perché non fa un articolo sui diritti dell’uomo?

  6. Gentile Gianni, le difficoltà di una donna sono le difficoltà di tutte. Se io ignorassi le difficoltà di altre donne è come se io negassi me stessa.
    Un problema che sembra geograficamente lontano non è poi cosi lontano.
    Pensa a tua madre, tua sorella, tua figlia… vorresti verderle subire una realtà del genere? riflettici,Annarita.

  7. Carissimo Gianni Moretti lei è il classico esempio di uomo con la u minuscola : interessato unicamente al proprio microcosmo, egoisticamente attratto dai propri interessi ed infastidito dalle miserie del resto del mondo. per fortuna lei appartiene ad una minoranza: ci sono più persone per bene al mondo che non vermi, e mi scuso con gli invertebrati se li ho accomunati a persone come lei. ringrazi dio se non c’è possibilità di reincarnazione: potrebbe darsi che nella prossima sua vita lei sia una di quelle piccole, indifese donne vittime delle violenze inferte da uomini piccoli come lei, anche loro soggiogati dalla propria arroganza,ignoranza ed egoismo, si vada a nascondere prego.

  8. ringraziando Dio esistono ancora persone come LUCA DE MATA, GRAZIE , c’è ancora una speranza

  9. Onora il padre e la madre. Noi lo impariamo, quando vicini alla prima comunione, frequentiamo il catechismo. Tra urla, botte, scapaccioni è un comandamento che più che rispettare volontariamente, siamo costretti a rispettare, per salvarci dal peggio. Poi finita quell’età, comincia il periodo del primi Và fan c…,Non ci rompere, ormai sono maggiorenne e faccio quello che voglio. E purtroppo questo ce lo portiamo, come peccaminoso bagaglio, finchè il buon Dio, non chiama a sè quei benedetti vecchietti. Io ricordo un vecchio detto popolare: Una mamma può vivere 100 figli. 100 figli non possono vivere una mamma. E’ una tristissima verità, ancor più vera oggi, che i genitori, specie se vecchi, si accettano solo perchè beneficiari di una pensione. Io ho la fortuna di avere vissuto anche l’esperienza di 2,3 generazioni fà con i miei nonni. Mio nonno era il capo famiglia e la sua volontà era legge. Mia madre si sposò, ma anche da sposata non poteva mettere lo smalto, il rossetto o trucchi in genere. Per cui quando usciva con mio padre, era costretta a truccarsi, appena fuori di casa, per smetterlo subito, appena sul portone di casa, altrimenti, tuoni e fulmini, perchè una donna perbene, non deve far uso di certe cose. Questo un piccolo esempio, che risale solo a 50 anni fà. L’Africa è ancora un pò più indietro. Io ho avuto il grande piacere di andarci l’anno scorso ed in tre volte, ci sono stato per quasi 3 mesi. Non sono stato nell’Africa nera e primitiva, ma a Malindi, posto VIP ed anche di più. Ma anche lì, ho preferito andare a vedere e vivere l’Africa che io volevo, l’Africa che sapevo esisteva dietro i resort a 5 stelle e le ville super-lusso. Esisteva ed io l’ho trovata. Non era lontana, era subito dietro, alle spalle dei posti dei ricchi. Appena lasciata l’unica strada asfaltata, ogni strada laterale è rossa come la terra che la ricopre. Non vi sono più le ville e gli alberghi, ma tanti cubi di corallo, una volta bianco, ora scuro, per il tempo passato, poi case di lamiera e tante, tante capanne di fango rosso e canne. I fortunati vivono nelle prime, in “case” composte da una sola stanza, senza acqua corrente, luce, gas. Un grande letto, dove trovano posto anche 11 persone (è vero, l’ho visto), l’acqua e quella che si và a prendere al pozzo, la luce sono le candele, il gas è la cucina a carbone.Poi vengono le altre “case”. Siamo stati invitati io e mia figlia ina una casa ricca, cioè la prima, il cubo di corallo. Sapevano che saremmo andati a fare visita, quindi si erano vestiti, specie i bambini con gli abiti della festa. Quando si invita qualcuno nelle nostre case, si fà di tutto per farle apparire ancora più belle ed accoglienti e spesso, a visita in atto, ci scusiamo, se forse, il posacenere non si trova. In questa casa, dove tutto non era fuori-posto, ma non esisteva nemmeno, siamo stati accolti, come se fosse la Reggia di Caserta. Orgogiosi e fieri di accoglierci in quel MERAVIGLIOSO SQUALLORE. E meraviglioso non è in senso critico o ilare, è proprio l’accezione giusta per significare il posto. La grande dignità e fierezza di mostrarci la loro casa, frutto di grande e sofferta, ma onesta fatica, la rendevano più MAGNIFICA E MERAVIGLIOSA di ogni altra nostra casa. In casa ci ha accompgnato la primogenita Thueba di 27 anni, già madre di 2 bambini maschi, ma senza marito, poi spiegherò perchè e ad accoglierci c’era la madre 49 anni e 7 figli, la più piccola Scima di appena 6 anni, anche lei senza marito poi la figlia di mezzo Marian di 16 anni. Siamo entrati in casa e la stanza era occupata da un grande letto matrimoniale, da sotto il quale, la sera, veniva tirato fuori una specie di materasso in, una volta gomma-piuma, dove la notte trovavano sistemazione per la notte i 7 bambini, i quattro grandi, dormivano sul matrimoniale. Di fronte il letto, c’era un’armadio senza ante, logico, che non c’erano, se vi fossero state non si sarebbero potute aprire, perchè urtavano contro il letto. In un’angolo delle tavolette inchiodate al muro, dove erano poggiate varie cose, dal mangiare a qualche “medicina” o vasetti di cose indefinibili. Nell’altro angolo, la fornacella a legna per la cucina. Ci hanno fatto accomodare sul letto e noi abbiamo mostrato il dono che avevamo portato, un grande barattolo di Nutella e 3 pacchi di biscotti. Noi seduti sulla sponda del letto, non vi erano sedie, sia perchè non vi sarebbe stato posto, sia perchè costavano evidentemente troppo, di fronte 7 bambini dai 4 ai 10 anni. Prima di andare oltre, vi prego di solo di immaginare la stessa cosa in una nostra casa, con dei nostri bambini. Sappiamo che i nostri hanno tutto e più di tutto, eppure, se viene qualche visita e l’ospite, reca, come di abitudine, una qualcosa, facciamo finta caramelle, la prima cosa che avviene e che i bambini si lancino sulle stesse, come se non ne avessero mai mangiato o viste. Questa è la scena. Quì no. I Bambini sapevano cos’era la Nutella, non per averla mai vista o mangiato, ma perchè la pubblicità di questa leccornia, arriva fin quì, ma per i ricchi però, non per il 99% dei bambini africani. Bene, hanno visto il barattolo, i biscotti, ma non hanno mosso un muscolo. Solo i loro occhi facevano trasparire la gioia che provavano. Con gli occhi ed il cuore la stavano già mangiando anche senza conoscerne il sapore. La madre-sorella ha preso il barattolo ed ha iniziato a confezionare un biscotto con un cucchiaio di cioccolato. Poi lo ha dato al primo bambino e così via e così per solo un secondo biscotto farcito. Poi, poi basta e nessuno si è lamentato che voleva un’altro. Io è mia figlia siamo rimasti sbalorditi e sbigottiti di fronte a questa scena, alla dignità di quei piccolini, all’obbedienza rispettosa verso la madre-sorella che aveva deciso in solo 2 biscotti. Se erano figli nostri, si sarebbero appropriati del vaso e lo avrebbero lasciato solo quando finito. Tutto questo per dire due cose molto importanti, partendo proprio dalla Nutella. Nell’accettare il volere della madre-sorella, si vede a quei bambini è stato già insegnato il rispetto verso i più grandi, quindi verso, come nello specifico la madre di due bambini, la stessa, sorella degli altri 5. La seconda, forse più importante della prima è un’altra. A Thueba, di religione musulmana, all’età di 17 anni fu imposto dal padre il matrimonio con un’uomo di 47 anni, matrimonio non d’amore, ma legato solo al fatto, che quell’uomo dava al padre di Thueba, ben 5000 scellini kenioti, cioè 500 euro. Quest’uomo con la povera sventurata ci ha fatto 2 figli, poi se n’è andato senza più farsi nè vedere nè sentire, per cui, questa povera ragazza alla sola età di 20 anni tra mille sacrifici, si è messa la famiglia sulle spalle e lavorando duramente ma onestamente per 80 euro al mese alla reception dei resort dei ricchi, ha portato avanti non solo i suoi figli, ma l’intera famiglia. L’intera famiglia? Sì, l’intera famiglia, perchè la madre, vittima dello stesso sistema, aveva fatto i primi 4 figli con l’uomo imposto, poi nella speranza di trovare finalmente l’uomo giusto, aveva continuato a fare figli, quindi altri 3, ma si era alla fine trovata con un figlio in più e senza un’uomo in casa. A tutto ciò si aggiunge che spesso in Africa, l’uomo vive a spese e carico della donna ed il quadro si completa. Questo in Africa, ma posso garantire che lo stesso avviene anche in Italia, nelle comunità africane. Io le frequento ormai da ben 12 anni è la storia e la stessa. Anche quì si trovano donne con 5 figli, con 5 uomini differenti, ma di uomini in casa 0. Questo anche perchè in Africa una donna, anche appena maggiorenne, ha rispetto ed è considerata, solo mette al mondo dei figli. Non importa se poi il padre c’è, l’importante è poter dire:Ho un figlio. L’Africa in questo problema affoga. L’Africa è un paese di bambini, ma spesso di bambini senza padre. A tutto questo và anche ad aggiungersi la mortalità sia infantile, ma anche di adulti, che costringe a fare molti figli per averne almeno qualcuno che sopravvive. E la sopravvivenza è importante anche per tutta la famiglia, in quanto raggiunta l’età canuta, quindi come si direbbe da noi, l’età pensionistica, la pensione da loro non esiste, allora alla pensione, quindi alla sopravvivenza provvedono i figli. In fondo, in Africa, i figli, rappresentano anche una specie di pensione vivente. Ma torniamo ai nostri protagonisti. Tra le cose che abbiamo portato dall’Italia in regalo, mia figlia, pensò anche di portare a questa giovane madre un pò di cose per il trucco. Bene non ci crederete, ma questa donna di 27 anni, che lavore nei resort, quando ha visto quegli attrezzi e trucchi, che da noi anche le lattanti sanno usare, ebbene, ha usato, come mia figlia mi ha spiegato, uno strumento per truccarsi gli occhi, sulla bocca. Non solo, ma poi si è fatta spiegare per ogni cosa , come andava usata. Una donna di 27 anni, madre di 2 figli. Sembra impossibile ma è accaduto. Sono di una genuinità unica. Dei bambini inesperti, ma adulti. E’ come se vivessero fuori dal mondo e forse lo sono, perchè non avendo la corrente, non possono neanche aggiornarsi con la televisione. Ma come possono se solo uno della famiglia guadagna e guadagna la spaventosa cifra di 1.80 euro al giorno? Forse leggendo in queste piccole cose, possiamo meglio capire del perchè tante altre, ben più gravi succedano, come appunto i matrimoni imposti anche tra un’uomo ed una donna con 100 anni di differenza. Per noi è difficile capire tutto ciò, ma non dimentichiamo che fino a pochi decenni orsono, le nostre case reganti, erano solite combinare questi matrimoni, anche se trattavasi di consanguinei. Era un modo stupido e ignorante di mantenere pura la discendenza ed il sangue blu. Se questo accadeva e forse accade ancora nella civile Europa, perchè condannare quel sistema di vita? Siamo sempre gli stessi, guardiamo i difetti degli altri, che sono nel sacco di dietro. Nel sacco che portiamo davanti, dove rifugiano i notri difetti, non guardiamo mai. Questo non per giustificare una forma primitiva e barbara di vedere la vita, in tanta triste realtà c’è stato anche un forte bagliore di luce. La famiglia di cui ho parlato, appartiene alla tribù, etnia, Ghiriama. I Ghiriama hanno praticato l’incesto da sempre, non ritenendolo affatto immorale. Quindi padri che sono padri dei figli avuti con le loro figlie ed anche peggio, cioè padri e nonni per i figli avuti con le proprie nipoti. Di quà è difficile rimanere zitti di fronte a tali scempi. Ma per quanto si possa aver urlato le cose non sono cambiate. L’anno scorso il 5 dicembre c’è stata una grande manifestazione organizzata da Save The Children, a cui hanno partecipato artisti provenienti da ogni parte del Kenia e d’Africa e tra questi c’era anche il nostro Tullil de Piscopo, che con la sua batteria e musica è molto vicino agli africani. Bene in Kenia, la lingua ufficiale oltre all’inglese è lo Swahili, lingua bellissima, di una musicalità e sonorità unica. Ogni artista che saliva sul palco cantava la sua canzone, accompagnato dal coro della piazza, che a seconda del gradimento partecipava in percentuale. Ad un certo punto è giunto un ragazzo e due ragazze, che accompagnati da un coro di bambini, hanno cominciato ad intonare una canzone. Incredibile, tutti, dico tutti, cantavano la stessa canzone. E’ inutile dire che era melodiosissima ed incantevole da ascoltare e tanto più estasiante, spinti dal coro di voci che proveniva dal pubblico. A questo aggiungi il cielo stellato africano, che sembra stia per piombarti addosso ed il gioco e fatto. Più la sentivi e più quella melodia ti entrava dentro per cui ho chiesto a Thueba che ci accompagnava cosa dicesse quella canzone. Sapete cosa raccontava? Raccontava di due giovani Ghiriama, che chiedevano ai propri genitori di smetterla con l’usanza degli incesti e di permettere a tutti di amarsi per propria libera scelta. La canzone diventò di colpo ancor più bella ed il fatto che tutti i giovani Ghiriama la conoscessero e la cantassero era un segnale violento e strepitoso. Non dimentichiamoci che con le canzoni dei Beatles, di Bob Dylan, Joan Baez e tanti altri, noi giovani di una volta abbiamo cambiato il mondo. Ora forse ai giovani d’Africa cominciare a cambiare il loro e credo che il messaggio della musica sia il migliore per procedere nel cambiamento. Una canzone vale più di mille discorsi e si propoga con la velocità del vento. Una canzone arriva al cuore della gente non nei loro portafogli, perciò alla fine vince sempre. Questo per dire una cosa molto importante. Noi abbiamo il dovere di parlare e criticare certe cose folli e disumane, ma non dobbiamo anche avere la pretesa di essere ubbiditi subito. Certe cose che durano da millenni, non possono essere cancellate così di botto. Ricordate il vecchio detto: Disse il piccolo verme alla noce. Dammi il tempo che pure ti buco. Noi dobbiamo sentire il dovere e l’obbligo di far capire che certe cose forse sono sbagliate, poi piano, piano qualcuno recepisce il messaggio e comincia a diffonderlo. I giovani oggi sono più sensibili di una volta e con i loro passaparola, il messaggio arriva fino all’ultimo villaggio della foresta africana. Diamogli solo il tempo di arrivare, essere mangiato, digerito ed alla fine le cose cambieranno. Ma vorrei che non solo noi lanciassimo segnali, ma che senza l’atavica presunzione dei bianchi, anche quello di buono che viene conservato in Africa, venisse raccolto e sviluppato nel nostro mondo. Loro mantengono ancora in vita valori ancestrali e dimenticati. Noi abbiamo dimenticato anche quel poco di buono che ci hanno lasciato i nostri genitori, solo un giorno fà.Augusto La Mura.

    © 2010 Microsoft Privacy Condizioni per l’utilizzo

  10. E’ un mio fatto caratteriale, trovare sempre qualcosa che faccia ridere, sia nelle vicende quotidiane, ma anche e forse di più, nei piccoli e grandi drammi, che ci affliggono, nel cammino della nostra vita. In fondo, proprio col sorriso sarcastico, sul viso scarnato ed infossato, il grande Eduardo, ci ha fatto sì ridere, anche trasmesso, con le lacrime amare, tutta la crudeltà, cel mondo che ci circonda ed avviluppa. Non voglio e non potrei mai paragonarmi all’immenso Eduardo è stato solo un modo per prefazionare un mio modo di vedere, una mia riflessione. Ho immaginato che un giorno qualsiasi, di un’anno qualsiasi, i grandi del mondo, abbiano indetto una conferenza mondiale, a cui tutti sono invitati a presenziare. Ogni paese sceglie un proprio delegato e questi, non per forza politico o scienziato, và, parla e rappresenta il proprio paese. L’Italia, sceglie per questo compito Massimo Troisi. La sede del congresso è Roma, che sapendo dell’incarico ricevuto, già da tempo, ha fatto costruire una mega struttura, nella quale i vari delegati, potranno dare libero sfogo alla loro dialettica. Intorno a questa faraonica struttura è stato costruito anche un’enorme parcheggio per le auto dei delegati. All’ingresso del parcheggio, svetta un grande cartello: Paesi ricchi a destra. Paesi poveri a sinistra. Troisi arriva su una fiammante Ferrari rossa, messagli a disposizione dal nostro governo, guarda il cartello, si ferma, riflette un’attimo, poi giustamente pensa:L’Italia è un paese povero. Infatti a scuola, già dalle elementari, mi hanno insegnato che non abbiamo risorse naturali di nessun tipo. L’unica nostra ricchezza è il sole, il mare e la pizza,quindi. onestamente, anche se sono arrivato in Ferrari, devo parcheggiare a sinistra. E così fà. Solo che per non farsi dire: Il solito napoletano che arriva sempre in ritardo, è arrivato con largo anticipo, per cui si trova tutto l’immenso piazzale a sua disposizione. Decide di parcheggiare allora in un punto, che ritiene per lui il più comodo. Solo che incosciamente ha scelto giusto l’ultimo posto, dell’ultima fila riservata ai paesi poveri, perchè subito dopo comincia l’area riservata ai paesi ricchi. Certo essendo arrivato molto prima, lo mette in serie difficoltà. Scende dall’auto e con gli occhi cerca qualcuno che possa indicargli dove andare. Assorto in questi pensieri, con la cravatta che già comincia a creargli qualche fastidio, vista anche la giornata di sole, si appoggia col gomito alla macchina per fare mente locale. Nel frattempo, ecco arrivare, su di una bicicletta tutta sgangherata un povero cristo di colore. Niente abito di fresco lino. Niente di niente. Solo una sdrucita canottiera ed un paio di quasi sandali ai piedi. Guarda il cartello è si dirige a destra. Parcheggio ricchi. E dove và a parcheggiare proprio di fianco alla Ferrari e all’esterefatto Troisi. Parcheggia, nel posto, che doveva ospitare una grossa auto e saluta educatamente Troisi. Troisi lo guarda, lo squadra da capo a piedi e pensa:Ma guarda a questo. Ma da dove viene. Non sà neanche leggere. Ha parcheggiato quella che una volta doveva essere una bicicletta nel posto riservato ai ricchi. Ora verrà qualcuno della sicurezza e lo sbatterà fuori. E a modo suo si gira e si fà una risatina. Poi visto che l’altro, non si allontana, perchè come lui, non sà dove dirigersi, con quell’aria stralunata che lo contraddiceva, si fà forza e coraggio e comincia a parlare con lo sconosciuto. Scusa, ma lo sai che qui oggi c’è una conferenza mondiale? Tu che ci sei venuto a fare? Vai via prima che qualcuno ti sbatta via in malo modo. Fratello risponde l’altro, lo sò che c’è la conferenza ed anch’io sono un rappresentante del mio paese, la Nigeria. Azz, veramente? Sì, però hai parcheggiato male il tuo mezzo di locomozione. Hai parcheggiato nel posto riservato ai paesi ricchi e tu fratello mio, tutto mi sembri, ma ricco proprio no. Fratè, vedi che ho parcheggiato giusto. Il mio è non un paese ricco, ma ricchissimo. Abbiamo petrolio, legname pregiato e tanti minerali preziosi, che nel nostro paese, venite tutti a comprare. Azz, come, come tu tieni tutte queste ricchezze e cammini in bicicletta e l’Italia è invasa da tanti tuoi connazionali, che non sappiamo più dove metterli. Se eri ricco, come dici, dovevo essere io a venire a fare l’emigrante e vendere i fazzoletti nel tuo paese, non tu da me. Io non lo sò, ma una cosa è certa, già alle elementari, mi hanno insegnato che l’Africa è un paese del terzo mondo, dove la gente muore di fame, perchè non avete i soldi neanche per morire. Ora vieni tu, fratè e mi dici che sei ricco? Senti a me, riprendi la bicicletta e vieni a parcheggiare quà nel posto dei poveri, così eviterai certamente guai. Grazie del consiglio, fratè, risponde l’altro. Ma vedi sei tu che ti sbagli. Quello che dici è vero. Ma non hai riflettuto su una cosa. Noi moriamo di malattie e di fame anche se molto ricchi, perchè tutti i paesi industrializzati del mondo, vengono nel mio, si mettono d’accordo con i miei governanti corrotti e pagano le nostre ricchezze quattro soldi, perchè poi sotto banco, pagano ai miei governanti ladri, altri soldi a nero. Così questi si arricchiscono e noi continuiamo a morire di fame e malattie. Se mi dici ma perchè non vi ribellate, io ti rispondo, che mai nella storia i poveri hanno potuto vincere contro i ricchi corrotti e corruttori. Sì potremmo anche tentare, ma alla fine, chiunque poi vada a prendere il posto dei corrotti, diventerebbe egli stesso corruttibile e corrotto. Però giusto stare più stare più tranquilli gli uni e gli altri, cioè corrotti e corruttori, hanno sottoscritto un tacito accordo. Visto che a voi servono le nostre ricchezze e le volete pagare quanto dite voi, almeno aiutateci a mantenere calmo il popolo. Se il popolo non mangia e muore, alla fine comincerà a porsi delle domande ed è bene che questo non avvenga, altrimenti, potrebbe darsi, finisca la cuccagna per voi e per noi. Allora hanno deciso che non ufficialmente, i paesi sfruttatori, riceveranno, facendoli entrare di contrabbando, tutti coloro che vogliono emigrare nei paesi “ricchi”per provare a lavorare e mandare a casa i soldi alle famiglie e così quei poveracci possono mangiare e sopravvivere. Un popolo che ha fame, alla fine, può anche ribellarsi e cambiare le cose. Ma un popolo che mangia è più tranquillo e dominabile. Ma cosa pensi caro fratello, che tra satelliti e super radar, non sanno quando e come partano i barconi della speranza dalla Libia. Volendo, lo saprebbero subito. Ma non possono, perchè fà parte dell’accordo sottobanco. Se poi ogni tanto fanno finta di non vedere, anche quella è politica. Fratè sulla nostra miseria, sulla nostra fame, voi diventate sempre più ricchi, noi sempre più poveri. La povertà, la fame, la disperazione, le guerre sono il fulcro del mondo “civile”. Non dimenticarlo. Ora capisci pure perchè io sono venuto in bici, tu in ferrari. Mannaggia a miseria, fratello, hai ragione. Ma allora che ci siamo venuti a fare quì. Sai che ti dico, andiomo via. Anzi, lascia la tua bici, tanto non vale niente e vieni via con me, ma a piedi, anch’io ho vergogna a salire sulla mia auto. Ecco questo potrebbe essere lo scenario di un’ipotecito film. Non pensiate sia una mia masturbazione mentale. Quello che ho raccontato lo vedo quotidianamente da 12 anni ed ogni giorno è sempre peggio. Ma ho nominato il divino Eduardo e con lui vorrei chiudere. Tutti hanno visto il film o la commedia Filumena Marturano e tutti hanno tifato per Filumena, mai per Don Rummì. Bene allora dovete ricordare chi era Filumena. Una donna da casa chiusa, una prostituta. Eppure tutti abbiamo tifato e tifiamo per lei. Ricordate quando descrive il suo basso, ghiacciaia d’inverno, forno d’estate. Poi quando descrive la scena del pranzo con 16 forchette che si gettano sull’unico piatta di pasta in tavola ed il padre che le dice: Filumè, siamo troppi e non c’è spazio e mangiare per tutti, vedi la strada che devi fare per continuare a vivere. Cioè andare a lavorare in una casa d’appuntamento. Quel padre che non si vede, ma si lascia alla nostra immaginazione, non raccoglie gli applausi, perchè immorale. Ma cos’è più immorale quello che sice ed incita a far fare alla figlia o la disperazione che lo spinge?Filumena non è mai stata una puttana, così come non lo sono le migliaia di ragazze che frequentano i marciappiedi delle nostre periferie. Sono lì per le nostre responsabilità, non per loro colpe. E’ inutile scervellarsi per trovare una soluzione o solo criticare questo o quello. La verità è che anche quella prostituzione serve a noi “ricchi” per mantenere la nostra indiretta ricchezza. Vogliamo eliminare la prostituzione? La ricetta c’è sempre stata. Eliminiamo la povertà così nessun padre sarà costretto a vendere la propria figlia. I clienti delle prostitute non sono quelli che si fermano e pagano un rapporto, ma siamo tutti noi, i nostri governi, i loro governi, la nostra ipocrisia nel raccontare bugie a cui tutti facciamo finta di credere. La disperazione, la fame, la morte, fanno paura a tutti e se l’unico modo per sopravvivere e quello, la vita di molti varrà sempre il sacrificio di qualcuno. Combattere la prostituzione, la vendita degli esseri umani si potrebbe, ma chi di noi rinuncerebbe poi alla tranquilla e serena vita a cui siamo abituati? Puttane sono le nostre donne fortunate che con un marito, una famiglia ed il benessere che le circonda si “fanno l’amante”, così per trasgredire, per sesso o peggio per noia. Quelle che lavorano in strada, lo fanno non perchè le ha costretto la famiglia, ma perchè siamo noi, i critici, i giudici che le costringiamo ogni giorno a mettersi sul ciglio della strada. Se al posto degli aiuti umanitari, che sono solo lo specchietto delle allodole per gli stupidi, dessimo a quei paesi veramente ricchi, la possibilità di vivere non di aiuti ma di lavoro per tutti e lì ce ne sarebbe a volontà, allora, certamente, solo allora, non vedremo più partire barconi con uomini, donne, bambini e valigie con lo spago. ONORA IL PADRE E LA MADRE è l’impegno che dobbiamo assumerci, aiutando quei padri e quelle madri a che ciò che oggi avviene non avvenga più. Se loro sono i primi e diretti responsabili, noi non possiamo lavarcene le mani, perchè la causa di tali situazioni è il nostro sistema di sfruttamento. Sfruttiamo le loro miserie e poi siamo quì a criticare per quello che avviene. Diamo a quella gente non 1000 possibilità, ma UNA sola possibilità e forse veramente potremo dire ONORA IL PADRE E LA MADRE.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.