When I was there at that prison in Rwanda, surrounded by forced labor camps and finally, with the authorization to take pictures, I stayed a long while. Without moving. My thoughts were stronger than the work of documentation that I was supposed to do. Each one of those people I was looking at had probably ruthlessly killed one, ten, or a hundred like themselves. Ethnic hatred? I looked at them and they looked at me. That’s all fine. In their eyes there was no trace of the blood they had sent gushing from the skulls they had smashed, from the heads they had cut off, from the bodies they had torn open. In their ears, there was no trace of the word “Mercy” shouted by those whom they had killed. That’s all fine. All that was in them was the will to survive. That’s all fine. I wonder if you can kill, and then let life just continue on as if nothing had happened, and indeed, believe that you can be understood, justified? That’s all fine. No! This is not fine! Even if the person who kills out of hatred, bigotry, or ideology, would like to see us give them a pat on the back saying: “Don’t worry, that’s fine.”

Cuando estuve allí en esa prisión en Rwanda, rodeado de campos de trabajos forzados y, finalmente, con la autorización para tomar fotos, me quedé un buen rato.Mis pensamientos eran más fuertes que la labor de documentación que se suponía que debía hacer. Cada una de esas personas que estaba viendo, habrían probablemente asesinado sin piedad uno, diez, o cien como ellos Eso está bien. En sus ojos no había ni rastro de la sangre que habían hecho salir a borbotones de los cráneos que habían desarticulado, de las cabezas que habían cortado, de los cuerpos se habían roto. En sus oídos, no había ni rastro de la palabra “Misericordia” gritada por aquellos a quienes habían matado.Todo lo que había en ellos era la voluntad de sobrevivir. Eso está bien. Me pregunto si se puede matar, y luego dejar que siga la vida como si nada hubiera ocurrido, y encima, creer que puedes ser entendido, justificado.No!Eso no está bien! Aunque la persona que mata por odio, por fanatismo, por la ideología, desease que nosotros le diéramos una palmadita en la espalda diciendo: “No te preocupes, está bien”

Quando fui lì in quel carcere in Rowanda, circondato da campi di lavoro forzato, finalmente con l’autorizzazione a scattare le foto, rimasi a lungo fermo. Immobile. I pensieri erano più forti del lavoro di documentazione che avrei dovuto fare. Ognuna di quelle persone che vedevo probabilmente avevano ucciso in modo orrendo una, dieci, cento loro simili. L’ odio etnico? Io li guardavo e loro mi guardavano. Tutto normale. Nei loro occhi non c’era il sangue che avevano fatto sgorgare dai crani che fracassano, dalle teste che tagliano, dai ventri che squarciano. Nelle loro orecchie non c’era la parola pietà urlata da chi stavano uccidendo. Tutto normale. In loro solo l’attenzione a sopravvivere. Tutto normale. Mi domando si puo’ uccidere e poi lasciare che la vita ci scorra addosso, anzi pretendere che che si possa essere compresi, giustificati? Tutto normale. No! non è tutto normale, anche se chi uccide per odio, per ideologia o fanatismo, vorrebbe che noi battendogli la mano sulla spalla si dicesse: ” Non ti preoccupare: è tutto normale!”.

5 thoughts on “Rwanda – Prison – “Don’t worry, that’s fine.”►Rwanda – Prisión – “No te preocupes: esta’ bien.”►Ruanda – Prigione – ” Non ti preoccupare: è tutto normale!”

  1. Quello che è successo in Ruanda, quel genocidio, quegli orrori compiuti “in massa”, fuori da ogni controllo e da qualsiasi ragioni è una di quelle cose che la società cosiddetta “civile” non sa spiegare e non ne trova giustificazione. Ma siamo sicuri che anche noi non siamo in parte complici di quelle tremende azioni con la nostra indifferenza?

  2. Indifferenza? veramente tutti sapevamo quanto stava succedendo lì, come quanto succede in tante parti del globo. Ora. In questo momento. Girare la testa e dirsi “Non Ti preoccupare, è tutto normale”, probabilmente è più facile.

  3. è tutto normale, il silenzio di chi come me resta davanti a un computer. Mentre nel mondo avvengono genocidi.
    Mentre in Ruanda si piange lo sterminio ed io sto qui immobile e non so che fare. Riesco solo a pregare!

  4. A Lucca ho conosciuto nel 2003 un seminarista Ruandese a cui avevano ammazzato il fratello e portava sulla pelle le cicatrici delle torture.

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